Girona di Irene

2 Grande peculiarità del Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero (Università di Sassari) è quella di offrire molte opportunità agli studenti per potersi recare all’estero, principalmente con l’intento di fare un tirocinio con il programma Erasmus Placement. Se invece dovesse capitare di iscriversi alla Laurea Specialistica in Pianificazione e Politiche per la Città, l’Ambiente e il Paesaggio, della medesima Università, la suddetta “opportunità” si tramuta in “obbligo”; è infatti previsto per il secondo anno di tale corso di laurea un intero semestre da trascorrere in una delle università partner. Non avendo mai usufruito della borsa di studio Erasmus, ho avuto la fortuna di poterne beneficiare in tale contesto, e tuttora mi trovo a Girona, in Spagna. Come già è stato accennato, non sono stata io a scegliere la città, o meglio, la scelta era ristretta (nonché subordinata a graduatoria): le tre città con Università partner “disponibili” erano 4Barcellona, Lisbona e Girona appunto. Ciò di cui sentivo il bisogno era qualcosa di completamente diverso da ciò che avevo studiato sinora: Girona rispondeva pertanto alle mie esigenze, in quanto il percorso di studio e i metodi proposti venivano presentati come incentrati su lezioni teoriche e nessuna pratica di progettazione.
Arrivai a Girona alle 23.30 del 27 agosto 2013, per poter trovare casa e per poter partecipare al corso introduttivo di lingua e cultura catalana; il mio bagaglio consisteva in due valigie e un carico di speranza e positività per ciò che per la maggior parte delle persone risulta stupendo e indescrivibile: il tanto atteso Erasmus. I primi giorni, incentrati sulla ricerca di un’abitazione, mi diedero modo di osservare la città: piccola ma bella esteticamente, di quei posti nei quali è piacevole passeggiare e guardarsi intorno. Per quanto riguarda invece l’accoglienza, caratteristica che attribuivo agli spagnoli come ricordo del mio Erasmus Placement svolto a Barcellona, a primo impatto non si fece notare. 3Le speranze per un buon Erasmus però erano ancora presenti: le lezioni presso l’Università dovevano ancora iniziare, e allora si, pensavo, che sarei stata soddisfatta della mia scelta.
In attesa dell’inizio delle lezioni, ho avuto modo di visitare meglio la città e alcune località facilmente raggiungibili con i mezzi pubblici. Ciò che più mi attrae della città di Girona è la sua cattedrale: un’altezza spropositata, una maestosità unica e indescrivibile, la sensazione di essere immersi in un altro mondo, in un’altra realtà, di poter essere catapultati per un attimo in un passato lontano e affascinante come non mai. Oggettivamente parlando, i luoghi degni di attenzione sono svariati: i “Banys Arabs” non sono da meno, nonché il “Passeig de la Muralla” e la moltitudine di vicoli e vicoletti caratteristici nei quali ci si imbatte anche soltanto girando a caso per questa silenziosa città. “Silenziosa”: uno degli aggettivi più adeguati per quella che è Girona; la gente pare esistere solo in concomitanza della famosa festa di San Narciso (letteralmente da non perdere, serate e serate di musica, giostre, cibo e bancarelle varie!), mentre nel resto dell’anno viene da chiedersi dove finiscano quelle novantamila persone residenti a Girona.
Finalmente arriva il tanto atteso 7 ottobre 2013: iniziano le lezioni. Il buonumore iniziale si tramuta a poco a poco in sconforto: gli argomenti sono trattati superficialmente, e salvo rare eccezioni si affrontano temi per lo più noti a tutti e personalmente studiati più che approfonditamente durante la Laurea triennale in Urbanistica. Come se non bastasse, si parla solo catalano, a una velocità tale che sembra fatta apposta per non far seguire chi proviene da un altro Paese (e siamo ben 13 nel mio corso!); alcuni professori se ne preoccupano, chiedono se ci sia bisogno di chiarimenti, alcuni sembrano non accorgersi delle nostre facce stupite; ma a nessuno verrà mai in mente di parlare la lingua dello Stato in cui ci si trova.1
Tirando le somme, Girona non è una brutta città, ma può andar bene a chi ha bisogno di pace, tranquillità, riposo e relax. È un’altra storia invece per quelli che come me sentono la necessità di una vita attiva, di prendere parte ad eventi sociali e culturali, di impegnarsi in qualcosa e di sentirsi stimolati da ciò che si apprende all’università. L’Erasmus lo si fa una sola volta nella vita: scegliete una città che vi rappresenti, che vi rispecchi, che sia caotica
se siete caotici e che sia pacifica se non lo siete; che vi possa offrire ciò che cercate, e che vi possa far apprendere la lingua che vorreste imparare. Scegliete con criterio, non lasciate al caso con la speranza di “in Erasmus ci si diverte sempre”.  Scegliete in qualche modo, ma non lasciate che sia l’Erasmus a scegliere voi.
Irene

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  • Mario Bertolino

    Ciao, ho letto questo tuo “articolo”, visto che a breve devo partire per girona al fine di svolgere il “progetto leonardo” vorrei chiederti un po’ di dritte! ti lascio la mia mail se ti va di contattarmi: mariovolodja@gmail.com grazie!